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MAFIA, SGOMINATO “PIANO RILANCIO”: 26 ARRESTI SU ASSE PALERMO-USA

10 marzo 2010 19:08

Le accuse, a vario titolo, per loro sono di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, reati contro la persona e contro il patrimonio, riciclaggio di proventi illeciti, traffico di valuta falsa e altri gravi reati. L'operazione congiunta e' stata eseguita da personale del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato italiana, della Squadra mobile di Palermo e dell'Fbi. Impegnati oltre duecento uomini.
Tra le varie famiglie mafiose l'anello di collegamento tra l'Italia e gli Usa era Roberto Settineri, personaggio palermitano da tempo a Miami. L'uomo, secondo quanto emerso dalle indagini, si dava da fare a vantaggio dell'intera organizzazione mafiosa, reinvestendo capitali indebiti sia a Palermo che negli Usa. Settineri e' stato colpito da un doppio provvedimento restrittivo uno, in Italia, per rispondere di associazione mafiosa e una in America per riciclaggio di denaro sporco.
Le indagini – avviate nel 2008 dopo l'operazione "Old bridge" – hanno consentito anche di scoprire a New York gli autori di altri reati gravi oltre alle estorsioni e all'usura, mentre a Palermo sono state individuate le linee di comando del gruppo mafioso: Gioacchino e Giampaolo Corso, entrambi arrestati. Spesso Settineri si recava in Italia per avere contatti con i fratelli Corso, posti al vertice della famiglia di Santa Maria di Gesu'. Il gruppo criminale cercava di affermare la propria egemonia e di condizionare, prima di tutto, il regolare andamento economico della zona compiendo pressanti estorsioni verso i commercianti anche con incendi, danneggiamenti e il classico sistema della colla applicata alle serrature e ai lucchetti delle saracinesche.
Il gruppo, molto attivo anche nel traffico di droga proveniente dalla Calabria, era molto violento. Compiva raid punitivi nei confronti di quanti non si adeguavano alle decisioni del gruppo: e' il caso del tentato omicidio di un pregiudicato locale colpito con cinque colpi di arma da fuoco alle gambe. La gestione della cassa dell'organizzazione era stata assegnata a Pietro Pilo a casa del quale gli uomini della Squadra mobile di Palermo hanno trovato 8 mila euro. Durante le varie perquisizioni sono stati trovati armi, munizioni e un libro mastro con i nomi dei commercianti che pagavano il pizzo nella zona Oreto.

Piu' in dettaglio, le indagini hanno consentito di accertare collegamenti strutturali tra la cosca palermitana Santa Maria di Gesu' e mafiosi americani delle cosche Gambino e Colombodi New York, con propaggini per quest'ultima famiglia a Miami. Ricostruiti l'organigramma, le strategie e le dinamiche della famiglia del capoluogo siciliano impegnata nel tentativo di occupare ambiti sempre piu' ampi a fronte degli attuali instabili assetti dopo le catture dei boss Bernardo Provenzano, Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Domenico Raccuglia e Giovanni Nicchi. Nella nuova situazione l'obiettivo era estendere la propria azione non solo sul territorio di origine, ma anche oltre confine. Le indagini, avviate nel 2008 dopo l'operazione "Old Bridge", hanno permesso di comprendere come lo storico clan di Palermo in una condizione di vuoto di potere intendesse recuperare spazi criminali piu' estesi, imponendo le proprie linee militari.
Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figurano i vertici della famiglia di Santa Maria di Gesu', tra cui l'esponente storico Gioacchino Corso, soprannominato "Ino" , ed il fratello Gianpaolo, sostenuti nella gestione del gruppo criminale da altri esponenti di rilievo, quali Giuseppe Lo Bocchiaro, braccio operativo dell'organizzazione, e Pietro Pilo, "u billi", posto alla gestione della "cassa". Ai Corso e a Lo Bocchiaro, attualmente, fanno capo un folto numero di soggetti, anche di giovane eta', dediti a molteplici, gravi delitti. Nel corso delle indagini sono stati riscontrati costanti rapporti tra gli esponenti di vertice dell'organizzazione palermitana con Roberto Settineri, palermitano di Miami, collegato alle famiglie Gambino e Colombo di New York, anello di collegamento tra il versante italiano e quello statunitense. Sistematiche le trasferte americane di Gianpaolo Corso e quelle di Settineri a Palermo per incontrare anche esponenti mafiosi di Pagliarelli e Brancaccio.
Nella Grande Mela, i fratelli Corso sono legati da vincoli di affinita' con la famiglia Lo Verde. Le frequentazioni del Settineri, invece, a Palermo, per quanto emerso dalle indagini, erano improntate a sostenere proprio le dinamiche di Cosa nostra palermitana, da un lato prendendosi cura anche di aspetti ad essa interni, dall'altro ponendosi come protagonista di iniziative imprenditoriali a carattere internazionale. Settineri avrebbe agevolato, in qualche modo, la latitanza di Antonio Lo Nigro ed esercitato l'attivita' di mediazione direttamente con i capi della famiglia di Santa Maria di Gesu' a favore di un soggetto a lui vicino, sottoposto alla forte pressione estorsiva.
Ma, soprattutto, Settineri si e' reso promotore di trattative nel settore immobiliare nel capoluogo palermitano, a Miami e New York, e di transazioni economiche persino in Medio Oriente. L'operazione "Paesan Blues" ha reciso tale collegamento.
Sono stati peraltro accertati viaggi dell'ex superlatitante Giovanni Nicchi in America gia' negli anni 2003-2004, assieme ad altri autorevoli rappresentanti di Cosa nostra, tra cui uomini di fiducia di Bernardo Provenzano, finalizzati ad instaurare contatti con membri i Gambino per sfruttare mercati criminali d'oltreoceano, relazionandosi con Frank Cali', quest'ultimo arrestato in "Old Bridge".
Le indagini sul fronte americano hanno permesso al Fbi di meglio delineare alcuni ruoli esercitati all'interno della famiglia Gambino e le dinamiche in corso con i Colombo. E di catturare tre esponenti di vertice della famiglia Gambino: Gaetano Napoli, insieme ai figli Gaetano Junior e Thomas, per estorsione, usura, riciclaggio, bancarotta fraudolenta, intralcio alla giustizia. Soggetti con i quali Settineri aveva sistematici rapporti. La famiglia Napoli e' risultata aver investito capitali di provenienza illecita in prestiti ad usura a un imprenditore di origine italiana. Riscontrati anche altri rapporti tra Settineri e affiliati di vertice dei Gambino, facenti capo al potente boss Nicholas "Little Nicky" Corozzo.
A Miami sono stati catturati altri quattro soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di riciclaggio ed intralcio alla giustizia. Tra questi, oltre a Settineri, responsabile di aver "ripulito" somme di denaro provenienti dal traffico di droga, anche un altro italiano, Antonio Tricamo, suo braccio destro indagato per i medesimi reati. Gli altri due arrestati di Miami, Enrique Ros e Daniel Dromerhauser, sono ritenuti anch'essi uomini di fiducia di Settineri. Piu' in generale, Cosa nostra in America, e principalmente a New York, e' rappresentata dalle famiglie Gambino, Colombo, Bonanno, Genovese e Lucchese, attive prevalentemente nei traffici di droga, nelle estorsioni, nella gestione di appalti, nell'usura, nelle scommesse clandestine, nel gioco d'azzardo, nel controllo di casino', nel riciclaggio, nel traffico d'armi, nonche' nello sfruttamento della prostituzione. L'operazione si inserisce in un protocollo investigativo denominato "Progetto Phanteon" sottoscritto nel 2005 tra la Direzione centrale anticrimine e il quartier generale dell'Fbi per contrastare la criminalita' transnazionale in Italia e negli Stati Uniti d'America.

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